Ho sempre avuto l'impressione che tra la figura del confessore e quella dello piscologo non ci fosse una grande differenza. Tra le due la seconda la sostituisco piacevolmente con buone letture e incontri con amici. Poi ho avuto la fortuna di intervistare, per La Voce, don Giorgio Antonioli ...

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Se ci fossero più confessori ci sarebbero meno psicologi?

Sono due ambiti diversi. La Confessione ha anche un tratto psicologico, ma non si ferma lì. La Confessione è la grazia di Dio che viene donata, è la remissione dei peccati. In un colloquio psicologico non si avrà mai la remissione dei peccati, il perdono in onore di Cristo. È vero che nella Confessione passano anche delle dinamiche psicologiche che fanno parte della persona che parla e che ascolta, ma si va oltre. Qui parliamo di un sacramento che ha come suo specifico il perdono dei peccati. È Gesù che ce l’ha detto: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi» (Gv. 20,23). Non inventiamo niente, obbediamo alla parola di Gesù che ce lo ha chiesto nel suo e non nel nostro nome. Noi non siamo capaci di perdonare i peccati. Il prete non è colui che perdona ma è il ministro di Cristo che perdona dalla croce: «Padre perdonali perché non sanno quello che fanno».

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